MY PRESENTATION AR HWID 2026

When machines dream, human beings must remain awake.

Yes, life takes very strange turns. In 1998, I left London after having lived there for almost two years. In 2000, I founded Newmedialab in Trieste, a laboratory dedicated to the creative use of technologies. In 2012, I took part in AVI in Capri with a paper entitled “Atmosphere Design”, which introduced emotion into interaction design techniques.

In 2026, back in London, on 16 and 17 June, I had the opportunity to present a paper at the HWID2026 conference dedicated to the model of Asperastra Innovation Lab: in a way, an updated version of the Newmedialab model.

AI, robotics and collaborative environments are not a distant future: they must be shaped in the present through creativity. How? The paper on the Trieste Innovation Lab model offers some suggestions on how to bring multidisciplinarity and innovation together.

How many years did it take for this effort to connect culture and creativity to find a place where it could be realised, and a context where it could be presented? Too many?!

The conference was intense, a valuable experience not only for the scientific quality of the contributions, but also for the encounters with friends, colleagues and young researchers with whom I shared reflections, questions and emotions around the themes of Interaction Design. Listening to new generations questioning the relationship between technology, work, body, mind and society gave me many new insights.

The main theme of HWID2026 was workplaces in the future of Industry 5.0, where it is no longer only a matter of imagining more efficient tools, but of understanding how AI, robotics and digital systems are changing human attention, behaviours, decisions and responsibilities.

Karen Cham’s keynote, from the Brain Lab at Kingston University London, was particularly inspiring. She brought the theme of meaning back to the centre, together with the idea that there is no real reason to compete with AI. The challenge is not to become faster or more efficient than machines, but to remain human within an increasingly powerful technological ecosystem, in order to collaborate creatively.

Among the papers presented, I was struck by the reflections on the luxury market and new forms of inequality. The speaker showed a graph highlighting how those with greater resources do not give up human relationships, but instead expect assistants capable of interacting with AI, robots and complex technologies.

I return from London with one of my convictions strengthened: artificial intelligences must be understood, oriented and governed. For now, only human beings can do this. And in order to do it, we need places of research, laboratories, universities and Innovation Labs capable of reflecting on the speed of technology and on the changes taking place. Because precisely when machines accelerate, human beings must rediscover the time of meaning.

The question is not whether machines will be able to create or decide. The question is whether we will still be awake enough to understand where we want to go, and above all how we want to use them.

I would like to thank my co-author, Paolo Gallina, professor of robotics at the University of Trieste, as well as Emanuele Ciccone, director of Asperastra Innovation Lab, who played a fundamental role in inspiring the contemporary relevance of the model. I also thank all the organisers and participants of HWID2026.

For those interested in the topic, the paper is available at the link……

Quando le macchine sognano, gli esseri umani devono restare svegli.

Si, la vita fa giri stranissimi, nel 1998 ho lasciato Londra dopo averci vissuto per quasi 2 anni, ho fondato nel 2000 il Newmedialab a Trieste, un  laboratorio dedicato all’utilizzo creativo delle tecnologie e nel 2012 ho partecipato all’ AVI di Capri con un paper dal titolo “Atmosphere design” che inseriva l’emozione nelle tecniche di interaction design.

Nel 2026, di nuovo a Londra il 16 e 17 giugno ho avuto la possibilità di presentare alla conferenza HWID2026 un paper dedicato al modello di Asperastra Innovation Lab, una sorta di ri attualizzazione del modello del Newmedialab.

AI, Robotica e ambienti collaborativi non sono un futuro lontano ma devono essere modellate  nel presente con la creatività, come?  Il paper del modello dell’ Innovation Lab di Trieste fornisce alcuni suggerimenti in cui far convivere multidisiciplinarietà e innovazione.

Quanti anni ci sono voluti perchè questo sforzo di coniugare, cultura e creatività trovasse un posto per realizzarlo e un luogo per presentarlo ? Troppi?!

Il convegno è stato intenso, un’esperienza preziosa  non solo per il valore scientifico dei contributi, ma anche per l’incontro con amici, colleghi e giovani ricercatori con cui condividere riflessioni, domande ed emozioni sui temi dell’Interaction Design. Ascoltare le nuove generazioni impegnate a interrogarsi sul rapporto tra tecnologia, lavoro, corpo, mente e società mi ha offerto molti nuovi spunti di riflessione.

Il tema  principale di HWID 2026 erano i luoghi di lavoro nella futura Industria 5.0 dove non si tratta più di immaginare strumenti più efficienti, ma è necessario comprendere come AI, robotica e sistemi digitali stanno modificando attenzione, comportamenti, decisioni e responsabilità umane.

Molto ispirante è stata la keynote di Karen Cham, del Brain Lab della Kingston University di Londra, che ha riportato al centro il tema del significato e l’idea che non vi sia alcuna reale ragione per competere con le AI. La sfida non è diventare più veloci o più performanti delle macchine, ma restare umani dentro un ecosistema tecnologico sempre più potente per collaborare in modo creativo.

Tra i paper presentati, mi hanno colpito le riflessioni sul mercato del lusso e sulle nuove disuguaglianze: la relatrice ha mostrato un grafico nel quale emergeva che chi dispone di maggiori risorse non rinuncia alla relazione umana, ma pretende assistenti capaci di dialogare con AI, robot e tecnologie complesse.

Da Londra torno con il rafforzamento di una mia convinzione: le intelligenze artificiali devono essere comprese, orientate e governate. Per il momento, solo gli esseri umani possono farlo e per farlo abbiamo bisogno di luoghi di ricerca, laboratori, università e Innovation Lab capaci di riflettere sulla velocità della tecnica e sui mutamenti in atto perchè proprio quando le macchine accelerano, gli esseri umani devono ritrovare il tempo del significato.

La domanda non è se le macchine sapranno creare o decidere, la domanda è se noi saremo ancora abbastanza svegli da capire dove vogliamo andare e sopratutto come vogliamo usarle

Ringrazio il mio co-autore è Paolo Gallina docente di robotica all’Università di Trieste, ma anche Emanuele Ciccone direttore di Asperastra Innovation Lab che è stato fondamentale nell’aver ispirato la contemporaneità del modello e tutti gli organizzatori e i partecipanti all’ HWID2026

(Per chi è interessato all’argomento può leggere il paper a questo link ………………………….)